Quando il lettone è occupato...
Qualche giorno fa sulla fan page de Le nuove mamme veniva lanciato un tema controverso e sempre attuale: lettone si, lettone no?
Sul blog de Le nuove mamme veniva ripreso l’argomento con precisazioni di carattere pedagogico unite al buon senso e all’istinto materno di ciascuna di noi.
Ne è venuto fuori un dibattito che vedeva genitori aperti al cosleeping e genitori che assolutamente o, nella propria stanza e stop.
Le coppie che difendono il lettone dagli attacchi dei piccini lo fanno principalmente perché sentono il bisogno dell’intimità, non solo sessuale, che questo rappresenta.
Molto spesso, soprattutto quando i bambini sono piccoli, l’unico momento che si ha per stare insieme, come coppia, per parlare, fare le coccole e fare l’amore è quando i bambini dormono, la sera. E il lettone diventa l’ultimo baluardo dell’intimità di mamma e papà.
Io pratico il cosleeping da quando Matteo è nato. Prima l’allattamento durato 11 mesi, poi l’insonnia del monello che dormicchiava solo nel lettone, poi la tenerezza di saperlo accanto a me (ma anche il padre è felice di averlo vicino!) hanno portato me ed il mio compagno a cercare il nostro spazio altrove.
Altrove vuol dire ovunque in casa. C’è il divano, il tappeto, il tavolo della cucina, la sedia dello studio.
Non starò certo qui a raccontarci dove, come e quando, solo che penso, in tutta sincerità, che avere il lettone occupato, spinga ogni coppia a guardare i vari angoli della casa in maniera creativa.
E c’è l’attesa della sera, l’attesa che il piccolo si addormenti, la magia del desiderio e del momento giusto.
E penso che quel pizzico di desiderio in più che comporta l’attesa, la complicità, tenga sempre viva la fiamma della passione.
E quando abbiamo il letto libero perché Matteo dorme dai nonni, difficilmente ci viene in mente di utilizzarlo!
Mariaelena La Banca